I giornalisti non sono ancora al sicuro: il caso di Maria RessaTempo di lettura stimato: 1 min.

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Solo poche settimane fa, il Time dedicava, postuma, la sua copertina a Jamal Khasoggi e tutti “i giornalisti in pericolo” che rischiano la vita per il loro lavoro. Ma l’opera di sensibilizzazione non sembra andata a buon fine, se a Manila, nelle Filippine, accadono ancora fatti come quello di ieri.

Maria Ressa infatti, direttrice e fondatrice di Rappler, sito di informazione on-line piuttosto critico confronti del presidente filippino Duterte, è stata arrestata e prelevata con la forza dalla sede della sua redazione. L’accusa è quella di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di un potente businessman locale, ma riguarda un caso risalente a sette anni fa e archiviato l’anno scorso. Il caso è sospetto, soprattutto sapendo che Rappler è un sito noto per i rapporti critici sugli abusi commessi dal governo dietro la bandiera della lotta alla droga iniziata nel 2016.
Da molti infatti, l’offensiva al narcotraffico lanciata da Duterte è sì considerata necessaria (la droga, intesa come shaboo ed eroina, nelle periferie di Manila è un vero e proprio cancro), ma è anche vista sotto l’occhio di una repressione politica, dato che in poco più di due anni ha causato circa 12mila morti. Il governo ha usato il pugno duro e ha sempre difeso le forze di polizia, ma innegabilmente gli abusi durante le operazioni antidroga sono un suo punto debole. Punto debole sul quale Maria Ressa e la sua redazione insistevano abitualmente e per il quale, sembrerebbe, sono stati puniti.

Il giudice ieri ha rifiutato il rilascio su cauzione (deciderà oggi), e nessun’altra informazione ha passato le maglie del tribunale. In un paese al 146º posto al mondo per la libertà di stampa, non sappiamo come questa vicenda andrà a finire, ma sappiamo che sicuramente ancora oggi i giornalisti, in tutto il mondo, sono in pericolo.

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