Gaza, Hamas reprime le proteste interneTempo di lettura stimato: 1 min.

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Sulla striscia di Gaza la violenza sembra ormai entrata a far parte del quotidiano. Il conflitto decennale fra Palestina e Israele ne è la causa primaria, ma l’instabilità politica e le precarie condizioni economiche hanno provocato dolorosi attriti anche sul fronte interno.

Negli scorsi giorni i palestinesi sono scesi in piazza per lamentare il disastroso stato dell’economia nei territori controllati da Hamas. Secondo la Banca Mondiale disoccupazione giovanile in quell’area si aggira attorno al 70% ed è il frutto dell’embargo imposto nel 2007 da Egitto e Israele, che isola commercialmente e culturalmente la regione. Nonostante i manifestanti abbiano precisato che la protesta non sia un attacco al regime, le forze armate di Hamas hanno dato inizio ad una violenta repressione, accusando l’Autorità Nazionale Palestinese – rivale politico creato nel 1994 in accordo con Israele per governare transitoriamente alcuni territori contesi- di aver orchestrato un complotto contro i suoi leader. Nulla di abbastanza convincente per le Nazione Unite e le ONG per la protezione dei diritti umani, che hanno condannato l’azione in quanto violazione di principi basilari.

Nel frattempo, Israele ha incoraggiato le proteste e condannato le repressioni nel tentativo di screditare Hamas. Un controsenso che non sfugge a chi da tempo osserva le azioni dello stato capitanato da Netanyahu, che ha più volte aperto il fuoco contro manifestanti anti – Israele sulla striscia di Gaza: 189 palestinesi sono stati uccisi e 6100 feriti gravemente solo il mese scorso a seguito di una protesta civile.

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