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SMDP

Il sistema maggioritario più semplice è il first-past-the-post, o più propriamente Single-Member District Plurality (SMDP). Il candidato che ottiene più voti in un collegio viene eletto, e funziona così per tutti i collegi.

Esempio di elezione con il sistema FPTP. Verrebbe eletto il candidato del Partito Tirolese

Il sistema viene usato in UK, USA, Canada e in molti altri Stati. Venne usato anche nel Regno d’Italia prima del 1919. Viene inoltre utilizzato in molte elezioni di grado minore, nonché nella quota maggioritaria di alcuni sistemi misti (tra cui la legge elettorale italiana, il Rosatellum bis).

Vantaggi

Questo sistema ha diversi pregi. Il primo è che è estremamente semplice, dunque non richiede particolari conoscenze dell’elettorato. Inoltre, tende a creare un solido legame tra il candidato e gli elettori del suo collegio (detto accountability). Il vantaggio principale però è che favorisce il bipartitismo, dunque tende a produrre una maggioranza assoluta (favorendo la cosiddetta governabilità).

Svantaggi

Guardiamo però anche all’altra faccia della medaglia. Il bipartitismo stesso può essere considerato sia un vantaggio, sia uno svantaggio: se da un lato favorisce la governabilità, dall’altro ostacola l’affermarsi di partiti esterni e alternativi, o di partiti di minoranza.

Lo svantaggio più grande però (comune a tutti i sistemi maggioritari, quale più quale meno) è la distorsione del voto. Avevamo già mostrato nel primo articolo un esempio teorico di distorsione del voto, ma questa volta ne presenteremo uno molto concreto: le elezioni generali del 2015 nel Regno Unito.

Esito delle elezioni generali 2015 nel Regno Unito: proporzione del voto e dei seggi assegnati a ciascun partito

Come mostra chiaramente l’infografica, i Conservatives ottengono la maggioranza assoluta dei seggi (51%) con una minoranza dei voti (37%).

Come è evidente, tra i partiti minori il sistema avvantaggia molto quelli geograficamente concentrati: lo Scottish National Party ricevette meno voti dei Liberal Democrats, ma ottenne 56 seggi contro 8. Ancora più evidente è il divario con il Democratic Unionist Party, concentrato in Irlanda del Nord: con solo lo 0,6% dei voti ottenne 8 seggi, lo stesso quantitativo dei Liberal Democrats (8% del voto).

Gli altri partiti minori, salvo alcune eccezioni, rimangono invece quasi completamente fuori dal Parlamento.

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