FCA-PSA: l’unione fa la forzaTempo di lettura stimato: 3 min.

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“FCA e PSA progettano di unire le forze per creare un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile”.

Ecco l’annuncio congiunto, di qualche giorno, delle due aziende che sembrerebbe non lasciare alcun dubbio: il gruppo italo-americano FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e il gruppo francese PSA (Groupe PSA) mirano a una straordinaria fusione che renderebbe la neo nata società la quarta più importante forza del settore automobilistico al mondo, con una produzione stimata di circa 8, 5 milioni di veicoli e capitalizzazione intorno ai 50 miliardi di dollari. 50% del gruppo controllato dagli azionisti PSA, 50% da quelli FCA, presidente John Elkann, amministratore delegato Carlos Tavares.

Decisioni riguardanti il consiglio di amministrazione sono già state prese: 5 membri del gruppo italo-americano, tra cui figura il già citato John Elkann, 5 membri del gruppo PSA e il CEO Tavares.

 

Alla base di questa accordo vi sarebbero le volontà di entrambe le società di portare migliorie a quella che è la loro catena produttiva: per FCA si aprirebbero le porte del tanto agognato mercato asiatico, mentre per PSA quello del fronte americano.

Inoltre, la tecnologia presente all’interno delle fabbriche francesi permetterebbe a Fiat Chrysler Automobiles di compiere un bel balzo in avanti per quanto concerne la ricerca e lo sviluppo di motori elettrici e ibridi, le novità per il futuro.

 

“La fusione proposta va oltre i numeri e le sinergie. Intendiamo unire due aziende con la stessa visione, lo stesso livello di apertura e fiducia l’uno nell’altro”.

Questa la dichiarazione di Mike Manley, attuale CEO del gruppo della famiglia Agnelli che sembrerebbe lasciare pochi dubbi in merito alla riuscita dell’operazione, nonostante vi siano ancora fazioni ostili alla fusione delle due potenze.

 

L’accordo andrebbe a colmare quell’insaziabile volontà che Sergio Marchionne ha sempre definito come fondamentale per il consolidamento di un’industria appartenente al settore automotive: la necessità di espandersi su quanti più mercati possibili, l’obbligo di creare un gruppo che riesca a coprire i 5 continenti, in modo tale da riuscire a raggiungere la soglia delle 10 milioni di vetture.

L’ex CEO, mancato improvvisamente nel 2018 a causa di una malattia, avrebbe potuto vedere il suo sogno realizzarsi: il piano per la formazione di una superpotenza ha visto la luce, portato avanti da Mike Manley, attuale amministratore delegato di FCA, il quale ha riconosciuto come la riuscita e il benessere dell’industria dipendessero non dal solo mercato europeo. Da qui l’epopea per la ricerca di un partner: da General Motors a Renault, giungendo finalmente a Peugeot.

 

In borsa la notizia è stata accolta in maniera contrastante: a Milano Fiat (MI: FCHA) ha riportato un guadagno del 9%, mentre a Parigi Peugeot (PA: PEUP) cede oltre l’11%.

Il differente andamento dei titoli sarebbe imputabile, a detta degli analisti, alla decisione dei due gruppi in merito alla questione dei dividendi, con i francesi che vedranno distribuire ai propri soci la partecipazione del 46% detenuta in Faurecia, mentre agli azionisti FCA verrà distribuito un dividendo di 5,5 miliardi di euro.

 

Data la portata dell’operazione, numerosi interventi da parte delle forze politiche di Italia e Francia sono stati registrati; favorevole l’accoglienza del ministro dell’Economia francese, Bruno le Maire, il quale considera l’accordo tra le due parti come la possibilità di “creare un leader mondiale dell’auto e della mobilità”.

Anche il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte è intervenuto, dichiarando come  questa operazione di mercato assicurerà  “il livello di produzione e quello di occupazione in Italia”.

Con la sua uscita il Premier è riuscito a gettare acqua sul fuoco alimentato dai sindacati, Fiom-Cgil su tutti, i quali pretendono il ‘rilancio dello sviluppo e della produzione in Italia, tutelando l’occupazione’.

 

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