Tutto sulle Presidenziali USA 2020Tempo di lettura stimato: 6 min.

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L’elezione del POTUS

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America (President Of The United States, POTUS) è un processo che si articola in più fasi. Passa quasi un anno dalle prime elezioni primarie all’insediamento del nuovo Presidente.

Per le prossime elezioni presidenziali, ad esempio, le prime elezioni primarie sono previste il 3 febbraio 2020 (in Iowa) e la cerimonia inaugurale del nuovo mandato presidenziale il 20 gennaio 2021. E l’elezione “vera e propria” del Presidente non è quella dell’Election Day e della maratona Mentana ma avviene poco più di un mese dopo quella lunga notte.

Come funziona l’elezione

Si tratta di un’elezione indiretta: gli elettori non eleggono il Presidente, ma un’assemblea di elettori, il Collegio elettorale, che a sua volta poi eleggerà il Presidente.

Anche le elezioni primarie sono indirette, si eleggono i delegati che parteciperanno alle Convenzioni nazionali dei diversi partiti e che eleggeranno i candidati Presidente.

Il calendario delle prossime elezioni

Prima di andare a vedere come funzionano queste elezioni facciamoci una visione di insieme utilizzando il calendario dell’intero processo:

  • Febbraio-giugno 2020 – elezioni primarie (elezioni dei delegati)
  • 13-16 luglio 2020 – la Convenzione Nazionale Democratica elegge i candidati democratici alle cariche di Presidente e Vicepresidente
  • 24-27 agosto 2020 – la Convenzione Nazionale Repubblicana elegge i candidati repubblicani alle cariche di Presidente e Vicepresidente
  • 3 novembre 2020 – Election Day: elezioni presidenziali (elezione del Collegio elettorale), elezioni della Camera e di un terzo del Senato, elezioni statali
  • 14 dicembre 2020 – il Collegio Elettorale elegge il Presidente ed il Vicepresidente
  • 20 gennaio 2021 – cerimonia inaugurale con il giuramento del Presidente

Le elezioni primarie

Nelle elezioni primarie, sia democratiche sia repubblicane, hanno diritto di voto anche gli abitanti dei territori che non sono Stati (come Porto Rico). Essi non hanno invece diritto di voto alle elezioni presidenziali e alle elezioni del Congresso (il Parlamento USA).

Ai fini di questa presentazione considereremo per semplicità le primarie del Partito Democratico, anche per altre due ragioni.

La prima è che (salvo clamorosi colpi di scena), le primarie del Partito Repubblicano nel 2020 saranno una formalità. Con ogni probabilità verrà ratificata la ricandidatura di Donald Trump. A tale scopo il GOP (Grand Old Party) in alcuni Stati ha cancellato le elezioni primarie, dicendo di voler sostenere il Presidente in carica.

La seconda è che il sistema elettorale per le primarie repubblicane varia a seconda dello Stato.

Le primarie democratiche

Le elezioni primarie non eleggeranno direttamente il candidato democratico alle elezioni presidenziali. Eleggerano i delegati alla Convenzione, che saranno 3769.
Ad ogni Stato viene assegnato un numero di delegati da eleggere sulla base di tre criteri:

  1. il numero di voti di cui quello Stato dispone nel Collegio Elettorale
  2. il numero di voti ottenuti dai candidati democratici nelle ultime tre elezioni presidenziali (premiando gli Stati che danno più voti ai Democratici)
  3. la data delle elezioni primarie (dando un bonus agli Stati che organizzano le primarie più avanti nel calendario rispetto agli altri in modo da non rendere inutile la competizione in quegli Stati perché “già scritta” altrove)

In ogni Stato verranno assegnati delegati ai candidati che avranno raccolto almeno il 15% delle preferenze degli elettori (con metodo proporzionale).

In realtà, però, la Convenzione Nazionale Democratica sarà composta, oltre che dai 3769 delegati elettivi, anche da 765 “superdelegati” selezionati dal partito.

Chi sono i superdelegati

I “superdelegati”, il cui nome ufficiale è “delegati leader di partito e funzionari eletti non vincolati” (unpledged PLEO delegates), per distinguerli dai “pledged delegates”, i delegati vincolati a votare il candidato che rappresentano nelle elezioni primarie, sono esponenti di rilievo del Partito Democratico che partecipano alla Convenzione per via del loro ruolo nel partito o nelle istituzioni, ossia:

  1. i membri del Comitato Nazionale Democratico (DNC), il massimo organo decisionale del Partito Democratico
  2. i governatori democratici dei 50 Stati ed eventualmente il sindaco democratico di Washington DC
  3. tutti i parlamentari democratici, rappresentanti e senatori, eletti al Congresso
  4. ex ed attuali (se democratici) Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti, capigruppo al Congresso, presidenti del DNC

Tuttavia la loro presenza è stata aspramente criticata durante le primarie democratiche del 2016 dai sostenitori di Bernie Sanders. Essi temevano che, in caso di vittoria marginale controHillary Clinton, i superdelegati (più vicini al cosiddetto “establishment”) avrebbero potuto ribaltare il voto popolare e conferire in Convenzione la maggioranza proprio ad Hillary Clinton. Dopo queste proteste, il Partito Democratico ha deciso di effettuare una riforma. I superdelegati, dalla prossima Convenzione, compresa, in poi, avranno diritto di voto soltanto in due casi:

  1. Quando il candidato vincitore del voto popolare ha una maggioranza sufficientemente ampia da non poter essere “ribaltata” dal voto dei superdelegati
  2. In una “Convenzione contesa” in cui nessun candidato ha una maggioranza di delegati (elettivi) e quindi si dovrà trovare un accordo tra i membri della Convenzione. In questo caso comunque i superdelegati avrebbero diritto di voto solo a partire dal secondo scrutinio, nel primo scrutinio voterebbero soltanto i delegati eletti.

Election Day

Una volta che i partiti hanno individuato il loro ticket, la coppia di candidato Presidente e candidato Vicepresidente, continua la campagna elettorale fino al giorno delle elezioni.

Curiosità: l’election day deve essere “il primo martedì successivo al primo lunedì di novembre”. Questa formulazione serve ad evitare elezioni il primo novembre che è anche la festività di Tutti i santi. Nello stesso giorno si tengono le elezioni presidenziali, il rinnovo completo della Camera dei Rappresentanti (eletta ogni due anni), il rinnovo parziale del Senato (eletto per un terzo ogni due anni) ed eventualmente anche elezioni e referendum statali e locali.

Qui però ci concentriamo soltanto sull’elezione presidenziale.

Abbiamo detto che anche questa è indiretta. Ogni Stato, infatti, dispone di un numero di electoral votes nel Collegio Elettorale pari alla somma dei suoi senatori e dei suoi rappresentanti.

Quanti sono i grandi elettori

I senatori sono due per ogni Stato. Il numero di rappresentanti invece è proporzionale alla popolazione (ogni Stato deve comunque avere almeno un rappresentante). Il distretto della capitale, Washington DC, non appartiene a nessuno Stato e non ha rappresentanza parlamentare (o meglio, ha delegati in entrambe le Camere ma senza diritto di voto); viene dunque assimilato ad un piccolo Stato e dispone di tre voti (come se fossero due senatori + un rappresentante). Il numero di voti per Stato varia quindi dai 3 voti dell’Alaska ai 55 della California.

Per l’elezione degli elettori ci sono due sistemi elettorali diversi, uno di gran lunga preponderante.

I sistemi elettorali

48 Stati e Washington DC usano un sistema maggioritario plurinominale a turno unico, ossia il candidato che riceve più voti ottiene tutti gli elettori di quello Stato.

Ad esempio nel 2016, i 29 delegati della Florida sono stati assegnati tutti a Donald Trump, che aveva preso il 49% dei voti (contro Hillary Clinton, fermatasi al 47,8%). Questo sistema ha permesso a Donald Trump di vincere le elezioni (ottenendo più elettori) pur avendo preso 2.868.686 voti in meno della sfidante Hillary Clinton.

Maine e Nebraska, invece, adottano un sistema diverso. Eleggono un elettore in ogni collegio (per la Camera) con il maggioritario a turno unico (il classico sistema anglosassone), ed i restanti due elettori sono assegnati al candidato Presidente che ha ottenuto più voti in tutto lo Stato.

Ad esempio nel 2016, nel distretto 1 del Maine hanno vinto i democratici (52% contro 38%). Nel distretto 2 hanno vinto i repubblicani (50% contro 40%). A livello statale, complessivamente, i democratici erano davanti ai repubblicani (46% contro 44%). Così i 4 elettori del Maine sono andati uno ai repubblicani (dal distretto 2) e tre ai democratici (due a livello nazionale ed uno dal distretto 1).

Cosa succede se non si raggiunge la maggioranza assoluta?

Gli elettori sono in tutto 538 quindi il 50%+1 si raggiunge raccogliendo 270 electoral votes.

Nel caso, abbastanza improbabile, in cui nessun candidato ottenga tale numero di voti (questo può succedere o per colpa di franchi tiratori o qualora un candidato minore riesca ad ottenere elettori da uno Stato), la soluzione è nella Costituzione. Essa prevede che la Camera dei Rappresentanti elegga il Presidente tra i tre candidati che hanno ricevuto più voti nel Collegio Elettorale. Il Senato invece elegge il Vicepresidente tra i due candidati che hanno eletto più elettori nel Collegio Elettorale.

Vincolo di mandato?

29 Stati ed il distretto di Columbia prevedono delle sanzioni per gli elettori che non votano il candidato Presidente o Vicepresidente per cui hanno ricevuto il mandato elettorale. Teoricamente, però, gli elettori potrebbero essere liberi di votare qualsiasi cittadino degli Stati Uniti che ne abbia i requisiti. L’unica condizione è che almeno uno dei due voti (si votano su due schede diverse il Presidente ed il Vicepresidente) vada ad un cittadino residente in uno Stato diverso dal proprio. Nel 2016 7 elettori, sia democratici sia repubblicani, hanno dato i loro voti a politici diversi da Donald Trump ed Hillary Clinton.

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