Elezioni in Irlanda: temi, protagonisti e scenari futuriTempo di lettura stimato: 3 min.

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Elezioni in Irlanda
fonte immagine: BBC News

Nel Paese dall’economia in crescita più forte dell’intera eurozona, la Repubblica d’Irlanda, sarà tempo di tornare alle urne. Per la prima volta nella storia del Paese, le elezioni in Irlanda si terranno di sabato, l’8 febbraio. Quali sono le forze politiche principali e su quali temi discutono?

I partiti

Da un punto di vista di situazione economica, l’Irlanda è uno dei paesi nelle condizioni migliori di tutto l’Occidente. L’economia cresce in maniera stabile, il debito pubblico è controllato, i livelli di occupazione sono storicamente molto alti, anche per i giovani. Ci sarebbe da aspettarsi che il Governo uscente sia quantomeno favorito per la vittoria finale, eppure non è così. I partiti di opposizione, infatti, criticano come i frutti della crescita economica vengano distribuiti alla popolazione, lamentando un aumento di ineguaglianza e scarse garanzie per i lavoratori.

 

L’impressionante crescita economica irlandese degli ultimi dieci anni (fonte: Trading Economics)

L’opposizione è composta principalmente da due partiti. Il primo è il Fianna Fáil guidato da Micheál Martin, partito erede della tradizione repubblicana del generale de Valera. Centrista ed europeista, questo partito non è molto diverso da quello attualmente al Governo, con il quale infatti sono stati stretti numerosi accordi. Il secondo partito di opposizione, invece, è più radicale e rumoroso nella sua critica al Governo. Si tratta infatti dello storico Sinn Fèin, l’erede del gruppo parlamentare nato per rappresentare la lotta indipendentista contro il Regno Unito prima in Irlanda e poi solamente in Irlanda del Nord.

Lo Sinn Fèin viene frequentemente criticato per i suoi legami con gruppi paramilitari, ma la leader Mary Lou McDonald ha saputo sapientemente spostare l’opinione pubblica verso il ruolo del partito nello stringere il “Good Friday Agreement”, l’accordo tra separatisti e unionisti che ha posto fine ai “Troubles” in Irlanda del Nord nel 1998. Dopo risultati deludenti alle elezioni Europee 2019, il partito ha saputo raddoppiare i suoi consensi nei sondaggi in brevissimo tempo.

Conclude il mosaico il Fine Gael, il partito attualmente al Governo. Il suo leader e “Taoiseach”, il Primo Ministro Leo Varadkar è una personalità molto apprezzata a livello internazionale. Giovane ed energico, è il primo capo di partito e di Governo apertamente omosessuale ed è una delle figure di maggiore spicco nel Partito Popolare Europeo. Apprezzatissimo dall’ex Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, è anche riuscito a negoziare con il premier inglese Boris Johnson i dettagli dell’accordo per evitare di ricostituire un confine militarizzato sul confine tra EIRE e Irlanda del Nord.

I temi

Nonostante i grandi successi internazionali ed economici, il partito al Governo appare ora indietro nei sondaggi rispetto all’altro partito centrista, il Fianna Fàil. Un buon numero di sostenitori sembra infatti essersi spostato più a sinistra, verso le posizioni dello Sinn Fèin, indebolendo la base elettorale del Primo Ministro. I grandi temi di queste elezioni in Irlanda sono infatti legati al Welfare State. Troviamo quindi accesi dibattiti su Sanità, Assegnazione Case, Istruzione Pubblica e soprattutto Sistema Pensionistico.

Seguendo l’esempio del Regno Unito infatti, l’Irlanda ha spostato nel 2016 l’età pensionistica a 68 anni, seguendo l’evoluzione demografica del paese. Questa riforma ha però causato grandi proteste e spinto entrambi i partiti dell’opposizione a promettere di riportare l’età pensionabile a 65, come prima della riforma. Come accade di frequente, l’appoggio delle fasce più anziane della popolazione si sta dimostrando fondamentale, e rischia di mandare a casa uno dei governi più popolari ed efficienti dell’Unione Europea.

I possibiili scenari

L’Irlanda ha un sistema parlamentare proporzionale, in netto contrasto con le istituzioni maggioritarie di stampo britannico (per sapere di più dei due sistemi, ecco questo articolo). Come in Italia, in Spagna e in Germania quindi, è quasi impossibile per un partito ottenere la maggioranza da solo. Saranno molto complesse quindi le negoziazioni post elettorali, che determineranno la composizione del governo. I due partiti centristi hanno dichiarato che sarebbero di nuovo disposti a collaborare almeno su alcuni temi, mentre sembra molto improbabile un’alleanza di uno dei due con lo Sinn Fèin.

Quest’ultimo partito, seppur in netta crescita, risulta infatti un alleato scomodo per via delle dichiarate intenzioni unioniste della sua leadership. Mossi dall’antico motto “One Island, One Ireland”, i parlamentari “feniani” spingono da anni per un referendum per riunire l’isola, una mossa giudicata avventata e sostanzialmente sbagliata dagli altri due partiti. Resta però da vedere se uno tra Varadkar e Martin avrà il coraggio o la necessità politica di allearsi con lo Sinn Fèin per escludere l’altro. Non sarebbe la prima volta che un’alleanza ritenuta impossibile si concretizzi poi per logiche post-elettorali. Le elezioni in Irlanda potrebbero rappresentare un altro di questi casi.

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