Elezioni in Grecia, ascesa e declino di Nuova Democrazia e SyrizaTempo di lettura stimato: 2 min.

0
103

Il voto di domenica ha sconvolto l’assetto politico greco. Syriza, nato come forza anti-austerity e trasformatosi in esecutore della troika, è il vero sconfitto di queste elezioni. Anni di misure restrittive, austerity, disoccupazione incalzante e promesse mandate in frantumi hanno lasciato spazio all’ascesa di Mitsotakis, leader conservatore di Nuova Democrazia, neopremier di una Grecia fragile ed economicamente instabile. Ma come si è arrivati a questo punto?

2012: la crisi economica e il conflitto con l’Europa

Quattro anni dopo la devastante crisi finanziaria del 2008, la Grecia è sull’orlo della bancarotta. Dopo le elezioni di maggio molteplici tentativi di formare il governo falliscono e il presidente Papoulias richiama i cittadini al voto. Un mese dopo, nel giugno 2012, Nuova democrazia (in nero nel grafico) si conferma primo partito con il 30% dei voti, seguito dal partito della sinistra radicale Syriza (in fucsia) al 27%. In assenza di una maggioranza netta, Nuova Democrazia forma il governo insieme ai socialisti di Pasok (in verde) e ai democratici di sinistra di DIMAR (in rosso) Rimangono fuori Syriza, i comunisti di KKE (in bordeaux), gli indipendentisti di ANEL (in blu). Golden Dawn (in nero) cavalca l’onda del fenomeno migratorio e si afferma come unico partito neofascista e antimigranti della Grecia, ottenendo 18 poltrone in parlamento.

2015: Syriza e la campagna anti-austerity

Il 2015 è l’anno di Syriza e della guerra alla troika. Nuova Democrazia identifica nell’austerity l’unico strumento per portare la Grecia fuori dalla crisi, mentre il partito di Alexis Tsipras si oppone fortemente al regime imposto dall’Europa. Nel Dicembre 2014 le elezioni presidenziali vengono ripetute tre volte senza mai raggiungere una maggioranza: in accordo con la costituzione greca, nel gennaio 2015 vengono indette le elezioni parlamentari. Syriza trionfa, superando Nuova Democrazia e ottenendo il 36.3% dei voti. Perde consensi PASOK ed emerge POTAMI, partito di un ex conduttore televisivo. Con ANEL si forma il governo guidato da Tsipras, che, insieme al ministro dell’economia Varoufakis, promette ai Greci di usare il pugno duro con l’austerity. Nel frattempo i mercati europei sono in subbuglio e la situazione del debito greco è sempre più precaria.

Nel Luglio 2015 un referendum indotto dal neo premier rifiuta con il 61% di voti contrari il piano di salvataggio proposto dalla Commissione europea. Nonostante la vittoria, Varoufakis si dimette e Tsipras giunge ad un nuovo accordo con l’UE, aspramente criticato anche da dissidenti interni in quanto poco fedele alle promesse fatte in campagna elettorale. Dentro Syriza è caos politico e Tsipras si dimette.

Nel settembre 2015 le elezioni incoronano nuovamente Syriza, un po’ indebolito dalle scissioni interne. Si inserisce stranamente il partito europeista (EK). 

2019: la sconfitta di Syriza e il ritorno della Nuova Democrazia

Dopo le elezioni europee, che vedono Syriza in calo, Tsipras induce nuove elezioni. Mitsotakis riporta la Nuova Democrazia al potere, ottenendo quasi il 40% dei voti, mentre Syriza si ferma al 32%. Perdono terreno i partiti minori, a eccezione del neonato KINAL. Tsipras perde la fiducia del popolo greco dopo un’ultima fase di governo volta ad implementare con rigore le politiche di austerity: un “volta gabbana” forse fondamentale per la ripresa della Grecia, ma fatale per il partito nato per combattere la troika

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.