Elezioni in Bolivia: Morales si dimetteTempo di lettura stimato: 2 min.

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manifestanti a La Paz per le dimissioni di Morales
Manifestanti per le strade di La Paz. Nel cartello "Evo, persino i morti ti hanno detto di no" (credits: Rodrigo Urzagasti / Reuters)

Sembra essersi conclusa, almeno per ora, la crisi politica che attanaglia il paese da settimane. Le recenti elezioni in Bolivia erano infatti state definite come falsate dall’Organizzazione degli Stati Americani (OEA). Ciò aveva dato ulteriore vigore alle proteste popolari che già infiammavano il paese durante la controversa campagna

L’annuncio di nuove elezioni e la presa di posizione dell’esercito

“Non ho rubato niente. Il mio unico difetto è di essere un sindacalista, cocalero (raccoglitore di piante di coca di basso reddito) e di sinistra antimperialista, questo è il mio difetto”. Cosi si è difeso l’ex primo ministro, al potere dal 2006 con tre mandati consecutivi. Il suo turbolento tentativo di arrivare al quarto mandato (di cui abbiamo già trattato in questo articolo), si è scontrato contro la necessità del popolo di cambiare e le interferenze della forte classe militare. Questa ha infatti preso posizione al fianco del leader dell’opposizione Carlos Mesa rifiutando la proposta di Morales di tenere nuove elezioni.

La resa di Morales

Questo è stato il colpo di grazia per il Presidente, che fino a ieri si aggrappava alla Costituzione che lo tiene ufficialmente in carica fino al 20 gennaio. “Mandarmi via sarebbe un golpe, e se succedesse qualcosa a me o alla mia famiglia, sappiamo tutti che la colpa sarebbe di Mesa”, commentava così qualche giorno fa, di fronte all’ennesima domanda sul futuro del paese dopo le elezioni in Bolivia. La situazione appariva già abbastanza drastica prima della presa di posizione dell’esercito, con proteste popolari in tutte le città del paese e numerosi incendi appiccati dai “Comitati di Azione Civile” alle strutture governative. Una volta venuto a mancare l’appoggio di esercito e polizia, il Presidente si è giocato la sua ultima carta provando ad aprire al dialogo, fallendo. A quel punto ha dovuto dimettersi.

Il lascito del Presidente e il suo futuro

Quella di Evo Morales rimarrà comunque una delle storie politiche più avvincenti del giovane 21esimo secolo. Partito dalle piantagioni di foglie di coca come sindacalista, è salito al potere democraticamente nel 2006 e ha sempre governato il paese entro i suoi limiti costituzionali fino al 2016. Il suo è stato un governo eccellente, che ha portato a una stabilizzazione dell’economia e a un’elevata sostenibilità, grazie a diverse eccellenti politiche per la protezione del patrimonio ambientale boliviano. Le forti disuguaglianze sociali sono state ridotte, con una discesa del coefficiente GINI da 0.60 a 0.47. Anche se è probabile che questo sia il suo ultimo capitolo alla presidenza del paese, molti boliviani lo ricorderanno con l’affetto e la nostalgia di solito riservata a Hugo Chavez in Venezuela, Juan Péron in Argentina o Getulio Vargas in Brasile.

Gli effetti della presidenza Morales sulla volatilità dell’economia boliviana.

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