È morto Morsi, il primo presidente democraticamente eletto in EgittoTempo di lettura stimato: 2 min.

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Mohamed Morsi annuncia la sua vittoria il 18 giugno 2012 [crediti foto: Jonathan Rashad flickr]

Il 17 giugno 2012 si concludevano le elezioni presidenziali egiziane, che avrebbero decretato vincitore Mohamed Morsi. Il primo presidente democraticamente eletto d’Egitto è morto ieri, a distanza di sette anni esatti da quel giorno. Un fatto che ha messo in luce la precarietà dei diritti umani nel regime di al-Sisi, il capo delle forze armate che con un colpo di stato nel 2013 ha rovesciato la presidenza di Morsi. In tanti denunciano che l’ex capo di stato era tenuto in isolamento e deprivato dei medicinali di cui necessitava per curare il diabete. I suoi familiari lo hanno potuto visitare solo tre volte nei sei anni che ha passato in prigione. È deceduto pochi istanti dopo aver parlato in tribunale in merito ad accuse di spionaggio.

Una presidenza turbolenta la sua, durata poco più di un anno, ma anche una meteora che aveva acceso le speranze di molti. Per gli egiziani Morsi poteva forse rappresentare un punto di rottura con la trentennale brutalità e corruzione della dittatura di Hosni Mubarak, spodestato nel 2011 durante le primavere arabe. Quello di Morsi non era certo un curriculum stellare: noto a pochi, venne candidato dai Fratelli Musulmani solo in seguito alla squalifica del loro prescelto. Attorno alla sua vittoria si addensarono ombre riguardo alla possibilità che avrebbe imposto severi codici morali islamici. Ma l’ex presidente sorprese collaborando cordialmente con Stati Uniti e Israele.

Fu il fronte interno a farlo crollare. I suoi detrattori lo criticavano per la sua guida poco carismatica e l’aver permesso agli islamisti di dominare la scena politica, oltre che per aver mal gestito l’economia e non aver risposto alle istanze di giustizia sociale che lo avevano portato al potere. Furono fatali per Morsi le proteste scaturite in merito a un decreto che lo poneva al di sopra dello stato di diritto e che, a sua detta, emanò per difendersi dall’ostilità che le forze di sicurezza esercitavano nei suoi confronti. Proprio queste nella persona del ministro della difesa al-Sisi cavalcarono il malcontento popolare per sovvertire la sua presidenza.

Il generale al-Sisi ha riportato l’Egitto nell’oblio della dittatura. Le manifestazioni vengono prontamente e brutalmente represse, i media sono controllati dallo stato e non c’è opposizione politica dal momento che la maggior parte degli esponenti dei Fratelli Musulmani si trovano in esilio o in carcere. Pur avendo disatteso le aspettative di tanti egiziani, la presidenza di Morsi ha rappresentato l’unico lampo di democrazia in Egitto e le circostanze della sua morte non possono che evidenziare il grave stato dei diritti umani e dello stato di diritto nel regime di al-Sisi.

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