Crisi, dalla sfiducia alle dimissioni di ConteTempo di lettura stimato: 2 min.

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Il 20 Agosto 2019 verrà sicuramente ricordato come uno dei giorni più convulsi della politica italiana dei recenti anni. In uno scenario politico senza reali precedenti, con un parlamento a maggioranza populista, il “premier prestanome” (come è stato spesso appellato durante i mesi) Giuseppe Conte ha oggi tenuto una lezione di eleganza, conoscenza e amoreper le istituzioni, di fatto candidandosi come una figura centrale delle discussioni sul prossimo esecutivo.

Andiamo con ordine, come riportato in numerosi nostri post (vi rimando a questo per le date della crisi), la sfiducia al governo è stata formalmente presentata dalla Lega il 9 Agosto, che ha immediatamente iniziato a chiedere elezioni a gran voce.
La discussione della mozione è stata calendarizzata a oggi, e la seduta del Senato non ha certo mancato di sorprese e momenti salienti.

Si comincia con Giuseppe Conte, il quale ha accusato gli ex partner di governo, e in particolare Matteo Salvini, di irresponsabilità e perseguimento di biechi interessi personali. La seconda parte del discorso è stata però la più inaspettata, con il premier che ha ricordato tutto ciò che il governo gialloverde ha concluso nei mesi di governo, ma soprattutto annunciato una sua vaga agenda futura, con piani sulle energie rinnovabili, le periferie e la velocità della giustizia. Questa parte del suo discorso non è stata inaspettata, e ha probabilmente sancito lo sbarco di Giuseppe Conte nella politica elettorale del Movimento, come si era discusso qualche giorno fa su questo post. Il premier sembra infatti essere la figura più credibile per affrontare un secondo esecutivo, magari insieme al PD, per arginare la preponderanza del centrodestra nei sondaggi.

Molto più dura la giornata del Ministro dell’Interno, il quale ha subito duri attacchi dal premier e dagli altri parlamentari intervenuti. Apparso spiazzato, Salvini ha evidentemente quasi improvvisato un discorso di risposta al premier, tornando sui grandi classici della sua retorica con un’insistenza quasi esagerata. Ecco quindi riferimenti alla crisi migratoria, alla famiglia tradizionale, alle interferenze di Bruxelles negli affari del paese. Nel finale il Ministro ha anche tentato di lasciare una porta aperta per una riappacificazione col Movimento, che appare però quasi impossibile, a giudicare dalle parole di Conte.

Subito dopo è intervenuto l’altro Matteo, Renzi, il quale ha di nuovo giocato sull’omonimia tra i due rivali in un accorato discorso, apparso meno improvvisato a un primo ascolto, in cui ha di nuovo aperto a un alleanza “giallorossa”, specificando come questa scelta sia dettata dall’amore per il paese e non da interesse personale, che prevederebbe il contrario.

Nel tardo pomeriggio, l’ennesimo ribaltone: la mozione di sfiducia è stata ritirata dalla Lega. Di fronte all’incredulità dell’aula, Salvini fa spallucce e si assenta, per poi tornare solo al momento della risposta al Senato del premier. Questo ha contribuito a dare il colpo finale a quella che appare come la prima, vera sconfitta politica di Salvini da più di un anno. “Se non si ha il coraggio per andare fino in fondo, allora ce lo metto io, davanti al paese che ci guarda”. Queste le ultime parole di Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio prima di informare l’aula della sua intenzione di dimettersi al Quirinale nelle ore successive.

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