Cos’è lo Stato: come agisce e da cosa è definitoTempo di lettura stimato: 3 min.

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Quando nella vita reale ci approcciamo al concetto di Stato, spesso se ne discute in modo normativo: ognuno afferma, secondo la propria visione, quali ruoli uno stato deve interpretare e a cosa deve dare importanza. Alcuni dicono che lo stato deve essere al servizio delle persone, altri dicono che spingere l’economia, altri ancora vogliono trovare una via di mezzo.
Pensiamo al tema immigrazione: chi è contrario ad eventuali chiusure dei porti lo è in quanto crede in uno Stato solidale ed aperto anche a chi ha una cittadinanza diversa. Chi è favorevole alla chiusura dei porti lo è in quanto crede che lo Stato invece debba essere sinonimo di patria e che non può essere inquinato da immigrazioni. Naturalmente questa visione è semplicistica di entrambe le fazioni, ma serve soltanto a capire a cosa aspira il livello normativo.

Nelle Scienze Politiche, invece, lo Stato ha tutt’altra natura.
Ma diamo prima qualche definizione che può aiutarci a precisare gli elementi che introdurremo dopo.
Per “nazione” intendiamo: un territorio abitato da un gruppo di persone (spesso delineate da avi comuni).
Per “Stato” intendiamo: un’organizzazione che agisce in modo peculiare per ottenere accondiscendenza.
Pertanto, nel linguaggio accademico, diversamente dal linguaggio parlato, nazione e stato sono due concetti profondamente diversi.

Analizziamo ora, in relazione allo stato, la definizione positiva data da Max Weber, uno delle fonti più autorevoli nella nostra letteratura. Weber afferma che: “lo stato moderno è un gruppo di potere di carattere istituzionale che, all’interno di un dato territorio, si è sforzato con successo di monopolizzare l’uso della forza fisica legittima come mezzo di potere. A tale scopo, ha concentrato nelle mani dei suoi capi i mezzi oggettivi dell’esercizio del potere, espropriando tutti i funzionari di ceto che in precedenza ne disponevano a titolo personale e sostituendosi a essi con la sua suprema autorità”.
Egli afferma in pratica che lo Stato altro non è che un’organizzazione che detiene la violenza in un dato territorio.

Ai più, questa definizione potrebbe sembrare faziosa e fuorviante.
E’ pertanto importante ricordare che le Scienze Politiche sono una scienza empirica, che trae i suoi dati e le sue conclusioni dalla stretta osservazione della realtà.
Weber afferma che lo stato moderno nasce preceduto dal sistema feudale, sistema in cui i vassalli comandavano sui loro feudi autonomamente, ma dipendevano solo da un signore superiore (feudatario), a sua volta sottoposto all’imperatore. Questo si rivelò in seguito un sistema frammentato e instabile, in cui dominavano i poteri localistici su base personale.
La nascita dello stato moderno si avvia con le monarchie di Francia, Spagna ed Inghilterra, tramite l’espropriazione dei vassalli con la forza.
Ma le dinamiche che hanno reso possibili la nascita del sistema statale le indagheremo più avanti.

Vediamo altre definizioni:
Randall Collins: Lo stato è prima di tutto e soprattutto la polizia e l’esercito nazionale.

Charles Tilly: Lo stato è un’organizzazione differenziata e centralizzata che detiene il monopolio della violenza su popolazioni che abitano territori adiacenti.

Douglass North: Lo stato è un’organizzazione con un vantaggio comparativo sulla violenza, che si estende su una determinata area geografica su cui esercita potere tassativo.

In tutte le nostre definizioni, non si definisce per i suoi obiettivi, le sue attività o le fonti da cui trae legittimità. Bensì, ciò che accomuna le visioni degli studiosi è il modo in cui porta avanti le sue attività: ossia tramite la coercizione e la violenza.
Ovviamente, lo stato si occupa anche di altri compiti a parte la tassazione ed il monopolio della violenza, come ad esempio l’educazione, il sistema sanitario, la regolamentazione delle attività tra privati.
Queste tuttavia non servono a definirlo. Per questo non diremmo mai che uno stato fallisce se non garantisce l’educazione o la sanità gratuita. Piuttosto chiamiamo “stati falliti” gli stati in cui lo stato non è l’unico detentore riconosciuto dell’uso della forza.
Alcuni esempi? La Libia e la Somalia in cui la violenza organizzata è in mano a più attori.

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