Cosa dobbiamo aspettarci questa settimana?Tempo di lettura stimato: 2 min.

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1.Viene eletto il primo ministro britannico. Dopo settimane di accesi dibattiti, Jeremy Hunt e Boris Johnson affronteranno il duello finale questo pomeriggio, mentre il vincitore sarà annunciato martedì mattina. Johnson, in testa nei sondaggi, ha promesso di far diventare la Brexit realtà (con o senza accordo) entro il 31 ottobre, termine ultimo concordato con l’UE per l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Nel frattempo, il ministro degli affari esteri Duncan ha annunciato le sue dimissioni, in segno di protesta contro l’ipotetica vittoria di Johnson. Anche il cancelliere Hammond e il segretario per la Giustizia Gauke si sono detti intenti a rinunciare al proprio incarico qualora il Brexiter dovesse trionfare.

2.Sanchez cerca supporto in parlamento per formare il governo. Svanita la speranza di formare un governo di minoranza con i populisti di Podemos, il primo ministro spagnolo ha bisogno dell’appoggio di parte dell’opposizione per formare una coalizione di maggioranza, tra cui i liberali e il centrodestra. Se non dovesse riuscire nell’intento, gli spagnoli torneranno alle urne a novembre.

3.Governo Lega-M5S, siamo agli sgoccioli? Da qualche tempo la “crisi” di governo minaccia la fine dell’esecutivo giallo verde. La nuova, controversa, mela della discordia é l’autonomia delle regioni. Salvini e i governatori del nord premono per garantire a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna maggiore libertà sulla gestione dei fondi regionali in primis, ma anche autonomia su molti altri aspetti. Il premier Conte e il Movimento Cinque Stelle sono invece più cauti e dubbiosi, poiché una tale riforma comporterebbe diverse complicazioni amministrative e controversie politiche. Il leader leghista ha dichiarato che la Lega non accetterà un altro no sulle autonomie, concretizzando così l’ipotesi elezioni anticipate.

4.L’Ucraina entra in una nuova era. Con lo spoglio dei voti delle elezioni parlamentari giunto quasi al termine, il partito del presidente Zelensky (I Servi del Popolo) diventa partito di maggioranza. Il 60% dei voti sono stati scrutinati e i Servi del Popolo si è aggiudicato il 42,5%. Se confermato, un tale risultato sarebbe il migliore mai ottenuto da un partito dalla fine del comunismo.

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