“Chi ha paura del califfo?”Tempo di lettura stimato: 1 min.

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Soldati curdi [crediti foto: Kurdishstruggle Flickr]

All’indomani del crollo formale dello Stato Islamico, il gruppo di combattenti siriani Curdi ha invocato a gran voce l’intervento del tribunale internazionale per punire i responsabili del quinquennio di terrore che ha caratterizzato lo scenario globale e specialmente il Medio Oriente. Baghuz, l’ultima roccaforte del califfato, è stata infatti liberata dalle Forze Democratiche Siriane guidate dai Curdi (e supportate dagli Stati Uniti) la scorsa settimana.
Tuttavia, gli ufficiali statunitensi credono che ci siano almeno 15.000 militanti ancora attivi nella regione, per cui è forse ancora presto per cantare vittoria.

Dal canto dei Curdi, il capo dell’amministrazione degli affari esteri, Abdul Karim Omar, ha dichiarato che è necessario uno sforzo congiunto di tutte le nazioni da cui provengono i foreign fighters per rimpatriare i combattenti, che altrimenti potrebbero costituire una minaccia per i civili siriani. Inoltre, Omar ha anche lamentato il fatto che i foreign fighters tenuti prigionieri così come le loro famiglie sono adesso sulle spalle dei Curdi, e che questi ultimi sono stati lasciati totalmente soli anche nell’iniziativa di mettere i terroristi a processo. I suoi moniti, nell’intervista rilasciata a un inviato speciale della BBC, sono stati severi: abbandonare migliaia di criminali nelle mani di un governo mal equipaggiato, e non avere alcun tipo di piano su cosa fare delle loro famiglie, attualmente in balia di loro stesse, significa andarsi a mettere nei guai.

La risposta internazionale sta però probabilmente deludendo le richieste di Omar: nonostante il delegato statunitense James Jeffrey abbia dichiarato che l’obiettivo è attualmente quello di rimpatriare i foreign fighters, il caso recente di una donna statunitense arruolatasi nel 2014 alla quale è stato impedito di tornare in patria sembra fare perdere di credibilità alla sua risolutezza.
Inoltre, nonostante i tribunali internazionali abbiano svolto il loro ruolo in passato, l’esperto di giustizia transizionale Joel Hubrecht ha affermato che non è realistico istituire un tribunale penale internazionale nel nord-est ella Siria, dato che le autorità Curde non sono neanche riconosciute a livello internazionale.

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