Cesare Battisti in Italia: finisce la latitanza del terrorista PACTempo di lettura stimato: 1 min.

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Cesare Battisti [crediti foto: José Cruz/ABr http://agenciabrasil.ebc.com.br/]

A lungo “graziato” dalla politica, dopo 37 anni per Cesare Battisti è giunto il momento di fare i conti con la giustizia. Tradito dal cellulare che ne ha permesso la localizzazione, l’arresto è avvenuto nella giornata di sabato 12 gennaio a Santa Cruz (Bolivia) per mano dell’Interpol. Subito estradato, il terrorista è atterrato nella tarda mattinata di oggi all’aeroporto di Ciampino. Ad attenderlo il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Balzato agli onori della cronaca a più riprese negli ultimi quarant’anni, Cesare Battisti ha militato nei Proletari Armati per il Comunismo, una delle principali formazioni del terrorismo rosso negli anni di piombo. Dovrà scontare l’ergastolo in seguito alla condanna in contumacia per gli omicidi del maresciallo Antonio Santoro, del gioielliere Pierluigi Torregiani, del macellaio Lino Sabbadin e dell’agente della Digos Andrea Campagna.

La sua storia di latitanza lo vide evadere dal carcere nel 1981, per poi trovare rifugio in Francia grazie alla “dottrina Mitterand”. Questa politica francese in materia di diritto, che tutt’ora protegge altri terroristi italiani, deve il suo nome all’omonimo presidente che si oppose ad alcuni aspetti della legislazione anti-terrorismo approvata tra gli anni ’70 e ’80 in Italia.

Una volta che la minaccia di estradizione si è fatta più concreta, nel 2004 Battisti è scappato in Brasile. Qui è stato detenuto dal 2007 al 2011, ottenendo la grazia dell’ex capo di Stato Lula. Per il terrorista le acque sono diventate tempestose con il cambio di vertice dello scorso ottobre nel Paese di rifugio: poco dopo essere stato eletto presidente, Jair Bolsonaro annunciava l’intenzione di restituirlo all’Italia. Una netta inversione di rotta rispetto ai precedenti governi di sinistra, volta a dimostrare fin da subito l’impegno a combattere il crimine per cui Bolsonaro ha ricevuto il proprio mandato dal popolo.

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