Cassazione: Foodora soccombente contro i ridersTempo di lettura stimato: 2 min.

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Fattorini di Foodora (Crediti foto: today.it)

La Cassazione respinge il ricorso di Foodora contro la sentenza della Corte d’Appello di Torino che aveva riconosciuto ai riders un compenso calcolato sulla base della retribuzione stabilita per i lavoratori subordinati. Con la sentenza 1663/2020, la sezione lavoro della Corte, ha confermato la decisione del giudice d’Appello.

I fatti

Torino, 2017. Cinque ex riders di Foodora citano in giudizio la Digital Services XXXVI Italy s.r.l. (proprietaria dell’app di food delivery “Foodora”). La richiesta era semplice: un riconoscimento della presenza, tra le parti, di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. E il pagamento delle differenze retributive. Formalmente, infatti, i fattorini erano soggetti a contratti di collaborazione coordinata e continuativa a tempo determinato, percependo retribuzioni inferiori rispetto a quelle previste per i subordinati.

Il primo grado

Il Tribunale di Torino rigettava la richiesta dei ricorrenti, aderendo alla tesi della difesa dell’azienda. La natura non obbligatoria della prestazione dei riders escludeva l’analogia tra il loro rapporto di lavoro e quello del lavoratore subordinato, sottoposto al potere direttivo e organizzativo del suo datore.

La riforma in appello

Di tutt’altro avviso la decisione della Corte d’Appello, che applica l’articolo 2 del d.lgs. 81/2015 (Jobs Act), che, nell’interpretazione della corte, individua una terza categoria di lavoratori. Un ibrido, tra il subordinato e le co.co.co., individuato per garantire tutela a nuove forme di lavoro nate con lo sviluppo tecnologico.
Irrilevante, nell’interpretazione del giudice di secondo grado, la non obbligatorietà della prestazione: i riders erano soggetti al “potere gerarchico-disciplinare che caratterizza il rapporto di lavoro subordinato.” In gergo, etero-organizzazione.

La Cassazione: “conferma o ribalta il risultato”?

Roma, 24 gennaio 2020. La Cassazione deposita la sentenza sul caso Foodora.
La Corte, pur rifiutando la tesi della Corte d’appello e affermando l’inesistenza del “tertium genus” prospettato, conferma la sentenza di secondo grado. Il riferimento normativo è la stessa norma del Jobs Act. Nell’interpretazione della Cassazione, però, l’art. 2 ricollegava la disciplina del lavoro subordinato ad alcune collaborazioni dotate di certe caratteristiche. Come quelle dei riders.

“Una vittoria” l’ha definita Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. “La sentenza ci conferma che con il Decreto Crisi siamo andati nella giusta direzione” twitta invece la senatrice Catalfio (M5S). Verrebbe da chiedersi se sapesse che l’argomentazione della Corte era frutto della riforma del lavoro di Renzi.

Quel che è certo è che la decisione ha segnato una svolta in favore di una tra le categorie di lavoratori meno tutelate. Come spesso negli ultimi tempi, ancora una volta, una corte si muove più rapidamente del legislatore. Nonostante in Italia il precedente giudiziale non sia “vincolante”, la sentenza potrebbe innescare un fenomeno che coinvolgerà anche gli altri gestori di servizi di delivery.

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