Bufera di polemiche per la RaiTempo di lettura stimato: 1 min.

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Lo scorso 29 aprile, la Rai è stata oggetto di molte polemiche dovute ad un servizio andato in onda nel telegiornale regionale dell’Emilia-Romagna, sulla commemorazione della morte di Benito Mussolini, avvenuta a Predappio, paese natale del duce. Nonostante i severi provvedimenti per prendere le distanze da quella che è sembrata un’apologia del fascismo, un altro scandalo ha colpito la Rai solo la settimana scorsa.

Infatti, durante la prima puntata della trasmissione “Realiti”, andata in onda mercoledì scorso su Rai2, un cantante neomelodico di nome Zappalà ha offeso i magistrati uccisi dalla mafia, e un altro ha minacciato un consigliere della Regione Campania. Più precisamente, in risposta all’invito del conduttore, Enrico Lucci, a studiare la storia degli eroi siciliani e a considerare la mafia come il male, Zappalà ha commentato: “Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro”. Era stato in precedenza mostrato un video realizzato da Zappalà in collaborazione con Niko Pandetta, nipote del boss Turi Cappello. Quest’ultimo affermava orgogliosamente di aver finanziato il suo primo cd con una rapina ed inneggiava allo zio Turi come punto di riferimento della sua vita.

Borrometi, giornalista sotto scorta per essere stato bersaglio di un’aggressione e di intimidazioni, ha riacceso le polemiche: “Vedere insultare in un programma Rai Falcone e Borsellino o sentire inneggiare ai clan che vorrebbero realizzare attentati mi lascia esterrefatto”.
E tutti lo dovremmo essere. Effettivamente, per quanto sia verosimile che i due neomelodici possano rivendicare il diritto ad esprimere la propria opinione, ogni libertà ha i suoi limiti: inneggiare liberamente a due fenomeni, il fascismo (che costituisce anche reato) e la mafia, è uno di quelli.

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