Bce: una grande sfida per il 2019Tempo di lettura stimato: 1 min.

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Mario Draghi (photo credit: World Economic Forum)

Il 2019 sarà un anno delicato anche per la Banca Centrale Europea: infatti, alla fine di ottobre, la presidenza di Mario Draghi volgerà al termine, e sarà quindi il tempo di nominare il suo successore. Questa scelta presenta di per sé delle insidie, come per esempio quella di non lasciarsi condizionare dalla nazionalità del candidato, sempre ricordandosi che la Bce deve operare per perseguire gli interessi di tutta l’euro-zona. Inoltre, essa avverrà in un momento storico in cui la condizione economica mondiale, ed in particolare dell’euro-area, presenta numerosi rischi.

Il primo fra questi è la fine del programma di quantitative easing, lanciato da Mario Draghi nel 2015, ovvero una politica monetaria “non convenzionale” che consiste nell’acquisto massiccio di titoli di stato. Essa apre ad un periodo in cui ci si avvia verso la normalizzazione della politica monetaria, ma i modi e tempi attraverso cui si giungerà all’implementazione di politiche più convenzionali sono ancora tutti da definire. Assieme a questo, anche quando e con che velocità alzare i tassi di interesse, che sono ormai diventati negativi, è una sfida che si porrà come determinante nella prossima amministrazione.

Tassi di interesse nell’euro-zona [Credit: www.tradingeconomics.com]
Non convenzionale in questi anni è stata anche la modalità attraverso cui la Bce ha annunciato le sue politiche future (“forward guidance”), regolando le aspettative nel mercato. Anche in questo caso, ciò che sicuramente sarà da evitare, è una forte discontinuità di approccio rispetto all’amministrazione Draghi, che porterebbe a scompensi forti nel mercato dell’euro-area.

A tutte queste sfide inoltre si sommano le stime negative di un’economia europea e mondiale che si avvia ad una fase di forte rallentamento della crescita. In questo contesto quindi, come verrà gestita la transizione di leadership all’interno della Bce risulterà fondamentale per gli sviluppi dell’eurozona, e per l’economia mondiale più in generale.

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