Al-Qaeda, Isis: non chiamiamoli pazziTempo di lettura stimato: 6 min.

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Nell’approccio al terrorismo, i media occidentali non sempre riescono ad indirizzare il pubblico verso una comprensione dei fatti davvero esaustiva. La narrazione che ci viene offerta, specie su temi che non riguardano direttamente il nostro paese, è spesso scarna e punta perlopiù ad attirare un’attenzione spicciola.
Se da una parte questo è nelle logiche dell’informazione, dall’altra è pur bene che qualcuno si sforzi di chiarire alcuni concetti.

Così, la nostra concezione del terrorismo è ferma ad elementi e convinzioni che già nei primi anni ’90 erano superati dagli analisti.
L’immagine stereotipata del terrorista in Occidente è che questo sia un “malato mentale”, ossia qualcuno che non ha una lucidità tale per capire cosa sta facendo o a che gruppo appartiene. Lungi da chiunque giustificare atti inumani come quelli dei terroristi, dovremmo però stare attenti a capirne tutte le dinamiche.
Solo e soltanto nel momento in cui capiremo chi c’è dall’altra parte della barricata, pur presupponendo che da questa parte il fronte sia unico, potremo affrontarlo veramente da un punto di vista ideologico.

A questo proposito, è interessante notare come il terrorismo di matrice islamica si presenti al giorno d’oggi, in linea teorica, come un qualsiasi movimento politico, quale tra l’altro è nei suoi vari aspetti. L’unica differenza, evidentemente, è nel rifiuto della via democratica. I vari fronti islamici si sono sviluppati in una storia quasi parallela a quella del socialismo. Ossia, creando una visione della realtà in cui vi era un nemico da delegittimare (borghesia, Occidente) tramite l’azione individuale e collettiva.
Ma è nelle dinamiche d’azione che l’Islam politico ha trovato le sue divergenze. Esistono movimenti islamici democratici, come fu la socialdemocrazia ed in generale la sinistra parlamentare alla nascita del socialismo. E come vi furono gli anarchici, esistono i terroristi, che vedono nel rifiuto della democrazia, ritenuta un’ingerenza occidentale, la loro vera differenza con chi crede che un affiancamento della religione islamica alla politica sia possibile. Interessante fu una dichiarazione di Bin Laden, che alla domanda sul perché venissero colpiti innocenti civili rispose: “In democrazia nessuno è innocente.”

Se è vero che le guerre di decolonizzazione offrirono ai popoli nord-africani un modo per riunirsi sotto l’ombra dell’Islam, visto come vero divisore tra gli europei e i natii, è altrettanto vero che questo processo, in più punti salienti della sua storia, ha sofferto la mancanza di un progetto unico vincente. In tanti hanno tentato di riunire l’Islam sotto un’unica bandiera, ma osteggiati da divisioni interne e nemici esterni il successo non è mai arrivato.

I maggiori gruppi terroristici di matrice islamica ad oggi sono Al-Qaeda e lo Stato Islamico.
Il tempo ha aiutato noi occidentali a capire meglio le dinamiche in cui questi due gruppi si muovono e soprattutto, grazie un sistema di intelligence dei vari Stati impegnati nella lotta al terrorismo, possiamo finalmente delineare i contorni del fenomeno. Queste differenze sostanziali ci fanno comprendere come l’adesione al terrorismo non sia frutto di una disfunzione cerebrale, ma di un vero e proprio patto con l’Islam che lega la vita del terrorista alla causa di purificazione del mondo.

LE DIFFERENZE: ORIGINE

Al-Qaeda nasce in seguito all’occupazione da parte dell’URSS dell’Afghanistan, ed in particolare in seguito alla chiamata del Jihad difensivo. Di lì in poi diventa un movimento transnazionale che grazie all’astuzia strategica del loro capo politico Bin Laden è riuscito dapprima a collaborare con i gruppi locali dell’Africa e poi ad imporsi come primo ente terroristico in questi territori. Sono state numerose le alleanze con gruppi precostituiti che poi, una volta di fronte ad un alleato più organizzato e radicato nel territorio islamico, hanno deciso di aderire come sottogruppi.
L’ISIS ha una storia molto più recente, si afferma nel 2014 dopo la conquista di Mosul quando i comandanti talebani giurarono fedeltà ad Al-Baghdadi. Nasce da una costola di Al-Qaeda, AQI, ossia il gruppo armato in Iraq.
E’ un movimento di cui abbiamo sentito parlare molto in questi anni, sia perché sembrava dover veramente riunire il Medio-Oriente islamico sotto l’inconfondibile bandiera nera del califfato, sia per la risonanza delle sue azioni in Europa.

TARGETS: CHI E’ IL PRIMO NEMICO

Partiamo da un dato: Al-Qaeda ha attaccato gli USA, l’ISIS no. Quando parliamo di Al-Qaeda dobbiamo sempre ricordarci un termine tanto importante quanto efficace: jihadismo globale.
Lo scopo di Al-Qaeda, che si riflette nelle tattiche usate, è quello di creare un movimento globale di “rivoluzione islamica”, che porti non un solo stato ma l’intero pianeta ad obbedire alla Sharia. Fin dalle sue fondamenta, fin dai primi rapporti con l’irredentismo afghano, il nemico di Al-Qaeda era noto: l’Occidente. Il rapporto con i regimi islamici apostati, seppur da sempre teso, non è stato mai esasperato in quanto il vero nemico era il conquistatore straniero.
Cosa e chi attacca AQ? Ambasciate straniere o rappresentanti istituzionali.
ISIS ha da sempre rinnegato queste teorie globaliste, puntando invece alla creazione di uno stato Islamico secondo la regola del jihadismo locale.
Lo stesso nome è una rievocazione dello scopo, in quanto la realtà statuaria doveva essere il primo ma necessario tassello della conquista islamica dei territori infedeli.
La guerra ad Assad in Siria aveva esattamente questo proposito, partendo da uno stato già lacerato dalle divisioni. Ma nonostante il terreno fertile per una radicalizzazione, l’ISIS sembra aver perso tutte le roccaforti più importanti dopo il contrattacco dell’esercito siriano. Il primo obiettivo pertanto è nella guerra agli apostati e agli sciiti, ritenuti pericolosi per l’esistenza stessa della vera fede islamica. Nel mondo islamico queste teorie non hanno mai ottenuto il favore dei teorici del fondamentalismo islamico, che riconoscevano queste minoranze come un problema da affrontare soltanto dopo la sconfitta del nemico occidentale.
Cosa e chi attacca ISIS? Civili, secondo le tattiche della guerriglia urbana.

UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA E SEGUITO

E’ facile immaginare come un gruppo che si muove nell’ombra come Al-Qaeda ed una che invece punta sulla spettacolarizzazione delle proprie azioni come ISIS abbiano modi diversi di presentarsi.
Basti pensare che fino al 2001 Al-Qaeda presentava una struttura ancora piramidale in cui ogni adepto ne conosceva soltanto altri 3.
Al-Qaeda si muove come un’organizzazione che deve rimanere nascosta dalle forze di polizia dei governi che combatte, punta alla tacita accettazione delle popolazioni e non ha interesse ad esporsi più di quanto sia necessario.
L’ISIS è sempre stata più aperta alle nuove tecnologie dei social come testimoniano i diversi video di decapitazioni o omicidi sul web, tesi ad avvertire e spaventare, in primis i loro vicini. Il seguito, per questo motivo, è diverso. ISIS è un’organizzazione molto più giovane e con un seguito più internazionale che locale nei singoli gruppi: basti pensare al fenomeno dei foreign fighters.
E’ facile comprenderne i motivi date le diverse esigenze, ISIS controlla spesso interi territori ed ha un esercito organizzato, agisce in contesti di guerra mentre Al-Qaeda agisce in territori ostili in cui la segretezza sancisce il successo o meno delle sue operazioni.

FINANZIAMENTI: ATTIVITA’ ILLECITE E DONAZIONI

Al-Qaeda, essendo un movimento di estensione notevole (dalle coste dell’Africa Atlantica al Medio-Oriente, con cellule anche nel Sud-Est Asiatico), ha nel tempo avuto bisogno di un cospicuo sistema di auto-finanziamento per esistere. Così, ogni affiliato aveva il dovere di devolvere il 10% del suo stipendio mensile all’organizzazione. Storicamente però, i grandi incassi sono venuti dal riscatto dei prigionieri, perlopiù turisti, rapiti dalla suddetta organizzazione e poi rivenduti ai governi europei o americani a cifre esorbitanti, giustificate del fatto che i governi non avrebbero potuto rifiutare, nonostante i malumori interni degli esecutivi e delle opposizioni.
L’ISIS, al contrario, ha da sempre usufruito di un esemplare sistema di finanziamento tramite attività illecite, appunto favorite dal controllo fisico dei territori. Una parte degli incassi viene dal “pizzo” che lo Stato Islamico chiede alle minoranze cristiane che vivono nelle zone controllate dallo Stato Islamico.
Quelle che sembrano essere le entrate più proficue ad ogni modo sono le attività nel mercato “grigio”, che possono ora toccare la vendita di petrolio dai giacimenti, ora il semplice spaccio di droga internazionale.

Quel che è chiaro è che parliamo di due mondi che solo a degli occhi poco attenti sono identici.
Ed è altrettanto vero che forse è ora di uscire dalla retorica semplicista che vede tutto ciò al di fuori del modello occidentale come piatto e non meritevole di analisi adeguate.
Ignorare i contenuti e le sfumature della realtà significa perdere quelle chiavi di lettura che di fatto ci lasciano nelle mani dell’informazione mainstream.

E allora non chiamiamoli pazzi, chiamiamoli terroristi.

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