629 spose schiave vendute in CinaTempo di lettura stimato: 2 min.

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Comprare una donna e sposarla con l’assenso della casta religiosa: l’Associated Press, una delle più grandi agenzie di stampa internazionale, in collaborazione con AsiaNews, riporta uno scandalo che ha del macabro, oltre che dell’incredibile. Infatti, secondo quanto riportano i rapporti originali delle denunce recapitate dalle agenzie, almeno 629 ragazze sono state vendute come spose schiave ad Islamabad, capitale del Pakistan, a uomini cinesi, uomini che sarebbero diventati, appunto, anche loro mariti.

Secondo gli investigatori, ad ogni modo, il fenomeno dovrebbe coprire un numero di donne ancora più elevato, “se solo le autorità giudiziarie avessero continuato a registrare le querele allo stesso ritmo dei primi mesi”. Si registra, infatti, un importante calo degli arresti e delle denunce: pare, secondo alcune fonti anonime, che vi siano state pressioni e ingerenze da parte del governo di Islamabad col fine di rallentare le indagini, visto il redditizio filo che lega la capitale pakistana alla capitale Cinese, Pechino (dove la situazione non è di certo delle migliori).

Va perciò sottolineato, a questo proposito, il risultato economico che proviene da questo “mercato”: altre fonti anonime rivelano che gli intermediari cinesi e pakistani guadagnano, per ogni sposa venduta, una cifra che varia dalle 4 alle 10 milioni di rupie [da 23mila a 58mila euro, ndr], oltre a 200mila rupie [1.160 euro circa] che vengono date alle famiglie delle spose.

Lo scandalo qui menzionato non è nuovo: già a maggio 2019 emersero alcuni dati secondo cui, dietro questo mercato, esisteva (ed esiste tuttora) un vero e proprio bordello, il quale funziona per via della complicità di pastori (per la celebrazione delle nozze) e intermediari (per procacciare le vittime). In generale, le ragazze vengono vendute come spose per poi essere costrette a soddisfare i piaceri sessuali dei mariti. In alcuni casi, vengono addirittura usate per il traffico di organi.

Le “prescelte” sono in particolare ragazze provenienti da famiglie povere e analfabete, incapaci di riconoscere il pericolo e le pratiche seduttive dei trafficanti. Alcune intravvedono nel “sogno cinese” la risoluzione a tutti i loro mali: indigenza, famiglie assenti, relazioni sentimentali fallite.

A riprova di ciò, vi è il proscioglimento di 31 uomini cinesi in un unico caso di traffico di esseri umani. Il tribunale di Faisalabad li ha infatti liberati a ottobre. Secondo alcuni familiari delle vittime, le vittime accusatrici avrebbero rifiutato di testimoniare contro i propri aguzzini. La causa pare siano le minacce pervenute dagli stessi, accompagnate da compensi ricevuti per mantenere il silenzio.

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