12 Stati africani in cui la stampa non è liberaTempo di lettura stimato: 4 min.

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1) Uganda. I giornalisti che criticano il governo sono spesso attaccati fisicamente o rapiti, mentre il Presidente Yoweri Museveni è occupato a definirli “parassiti”. Le autorità si impegnano ripetutamente affinché la trasmissioni scomode non vadano in onda, minacciando la chiusura di diverse tv nazionali. Nel 2018 è stata introdotta una tassa sui social media.
2) Etiopia. Il paese sta compiendo passi in avanti dall’Aprile 2018. Il Primo Ministro Abiy Ahmed ha facilitato il rilascio di giornalisti imprigionati, permettendo l’accesso a 250 siti di notizie precedentemente vietati. Le TV di stato etiopi hanno le loro basi fuori dal paese a causa delle leggi stringenti, ma una commissione sta attualmente lavorando ad una legge sui media per garantire maggiormente (ma non totalmente) il diritto di informazione.
3) Eritrea. In Eritrea i media sono il controllo totale del Presidente Issayas Afeworki. Il governo ha chiuso tutte le tv indipendenti nel 2001. L’unica stazione a resistere ancora oggi è Radia Erena, gestita da giornalisti eritrei esiliati. Ma spesso il suo segnale è bloccato. L’Eritrea è il terzultimo paese per libertà di informazione al mondo, davanti solo al Nord Corea ed al Turkmenistan.
4) Sudan. I media in Sudan hanno sofferto particolarmente nel 2018 quando a capo del governo vi era Omar al-Bashir. A Dicembre furono arrestati all’incirca 100 giornalisti. Il Servizio Nazionale di Intelligence e Sicurezza (NISS) ha chiuso ogni giornale d’opposizione. Ai giornalisti è vietato pubblicare articoli che toccano anche uno solo dei cosiddetti “15 argomenti della linea rossa”, tra questi vi sono inclusi l’esercito e il NISS.
5) Burundi. Dopo un tentativo di colpo di stato nel 2015, la maggior parte delle stazioni indipendenti è stata chiusa. I giornalisti vivono o in esilio oppure hanno difficoltà a lavorare liberamente. Nel 2018 si è raggiunto il picco di paura e censura negli ambienti giornalistici. Nel Maggio 2018, Karenga Ramadhan, il presidente dell’Ufficio Comunicazioni, ha annunciato la sospensione delle trasmissioni di BBC e Voice of America (VOA).
6) Angola. Nonostante il cambio di governo nel 2017, tutti i media sono controllati dalle autorità. Solo Radio Ecclesia ed alcuni altri siti web attualmente riescono a trasmettere report non allineati. E’ difficile, quasi impossibile ottenere licenze TV o radio, e tutte le stazioni hanno il dovere di trasmettere i discorsi del presidente. Nel 2018 si sono compiuti passi in avanti in quanto i report d’opposizione hanno guadagnato forza.
7) Gabon. Quasi tutte le testate parteggiano per il Presidente Ali Bongo. Vige un sistema di auto-censura. Nel 2018, due tv, una nazionale ed una straniera, sono state sanzionate per aver criticato il presidente e il suo ufficio. A Gennaio, il governo ha tagliato l’accesso ad internet e a diverse trasmissioni in seguito ad un tentativo di colpo di stato.
8) Repubblica Democratica del Congo. Nel 2018 la maggior parte delle violazioni di libertà d’informazione sono state registrate in Congo. Violenze, chiusure e tagli ad internet sono comuni. Alcune trasmissioni sono state chiuse alla prima critica al governo, il cui capo è Joseph Kabila. Ma il nuovo presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di voler cambiare rotta.
9) Chad. Ogni critica al Presidente Idriss Deby, può portare all’espulsione o all’arresto e alla chiusura delle reti. Nel Febbraio dello scorso anno, i media hanno organizzato lo sciopero “un giorno senza stampa” e hanno bloccato le loro attività per un giorno. Il governo ha risposto chiudendo tutti i social media per un anno.
10) Tanzania. Il Presidente John Magufuli non ha mai smesso di sopprimere ogni critica dal 2015. Più di una dozzina di reti sono stati chiuse ed ogni blog o sito web nuovo è costretto a pagare altissime tasse per rimanere online. Nel Febbraio di quest’anno, il giornale “I Cittadini” è stato costretto a chiudere per una settimana per aver “deliberatamente pubblicato notizie false”.
11) Ruanda. La stampa è saldamente sotto il controllo del Presidente Paul Kagame. Ai giornalisti internazionali non è dato credito e l’accesso al paese è quasi impossibile. Il governo etichetta chi parla del genocidio del 1994 (in cui ricordiamo vennero uccise dalle 500 mila al milione di persone) come “divisionista”. Molti giornalisti sono stati costretti a scappare dal paese e adesso lavorano in esilio, mentre il governo incontra sempre meno opposizione nel bloccare l’accesso a emittenti internazionali.
12) Zambia. In Zambia le tensioni politiche sono usate come scusa per privare i cittadini della libertà di informazione indipendente. Le autorità hanno chiuso i maggiori giornali indipendenti del paese e diverse emittenti TV e radio hanno visto ritirate le loro licenze. A Marzo, una TV privata è stata costretta alla chiusura perché considerata “faziosa”.

Di certo per un continente in crescita che punta a ritagliarsi un ruolo importantissimo nel prossimo futuro, ci sono ancora troppi problemi di democratizzazione interni. Come abbiamo visto nelle puntate dell’Accademica, democratizzazione e crescita economica possono essere fattori che congiunti possono rappresentare la fortuna nel tempo di uno stato. Un’Africa democratizzata è un’Africa che può smettere di giocare il ruolo di “colonizzata” per imporsi a livello internazionale. Le stime ci raccontano di un continente che nel 2050 raggiungerà i 2,5 miliardi di persone, con metà di queste sotto i 25 anni.

 

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